Trattato sulle sensazioni

Print Friendly, PDF & Email

Il Trattato sulle sensazioni (Le traité des sensations) – di Condillac

Etienne Bonnot abbé de Condillac, dopo aver scritto, nella scia dell’empirismo lockiano il Saggio sull’origine delle conoscenze umane che

Fonte: Wikimedia Commons

Fonte: Wikimedia Commons

è da considerarsi il primo tentativo di rendere più viva la filosofia del Locke, si avvia su quella strada che lo porterà al sensismo. Già nel saggio citato1 con molta sudditanza alle tesi del filosofo inglese aveva già portato alla conseguenza maggiore che ogni operazione spirituale non è prima «percezione», poi «riflessione attiva», ma tutto deriva da un unico principio. [monismo]

Nel trattato del 1754, l’attività dello Spirito è sentimento fondamentale di sé e vedremo anche il perché nelle nostre osservazioni. Il padre del sensismo, come ogni illuminista, usa l’analisi nella sua ricerca. Analisi (si veda la definizione nella celeberrima Encyclopédie) ha un significato nuovo: analisi è la ricerca della genesi di nostri sensi, azioni, attività2. Qual è la genesi dei nostri Sensi? Il senso e il valore oggettivi dell’analisi della nostra sensibilità? Prima di rispondere a questa e ad altre domande leggiamo, o meglio, sunteggiamo, il Commento ragionato (promesso nella 2ª edizione del Trattato) e il libro, per dare un’idea anche al lettore che non avesse mai letto tale opera, la quale è un classico del pensiero. L’ipotesi che formula Condillac è una statua antropomorfa che noi osserviamo. É inutile dire che questa statua è un uomo ipotetico. Il principio che sottostà allo sviluppo delle facoltà è insito nelle sensazioni stesse. La statua quindi sarà spinta a goderne alcune ed a tralasciarne altre.

La natura ci dona organi i quali rivelano il dolore ed il piacere che diverranno principi ausiliari della sensazione. Comunque, riprende il francese, la natura lascia all’esperienza il modo di farci contrarre le abitudini. Giudizio, Riflessione, Desideri, Passioni, sono la sensazione che si trasforma in pluralità di modi, ma il principio unico è sempre la sensazione. Ivi torneremo ed ecco perché la maiuscola e le sottolineature.

Locke ha diviso la sorgente delle nostre idee in:

  1. Sensi

  2. Riflessione.

Ora, per il nostro abate Condillac, il principio è unico: perché anche la riflessione ha principio nella stessa sensazione. (La riflessione, si badi bene, non è sorgente delle idee, ma un canale, una viabilità da cui passano e derivano i sensi). Se Locke s’accontentava di una facultas percepiente, dubitante etc… Condillac gli contesta la presunta mancata “genesi” la quale trova giustificazione solo e solamente nella sensazione. Sia chiaro: un flusso di sensazioni impedirebbe ogni attività dell’Esprit, pertanto basterà lasciarne passare solo alcune. Nella 1ª parte del Commentario, Condillac ci dice che se noi fermiamo la vista su di un oggetto, riceveremo particolari sensazioni. Questo grazie all’Attenzione che noi prestiamo: pertanto ne ricaviamo la seguente equazione:

Sensazione = Attenzione.

Più vivace sarà la sensazione più diverrà attenzione. Da ciò ricaveremo due sensazioni: «una passata» ed «una attuale». Già nel Commentario, Condillac ci dice che percepire è uguale a sentire, inoltre che la memoria non è altro che una sensazione trasformata. Di qui due modi, gradi, d’attenzione: una suscitata dalla memoria e l’altra suscitata dai sensi.

Quando percepisco due attenzioni (due oggetti), io giudico, onde il meccanismo del nostro spirito secondo Condillac: io percepisco, paragono, ergo giudico. Anzi: un’attenzione così guidata si chiama riflessione. Schematizziamo per chiarire poi il discorso: dalla sensazione si avrà attenzione poi comparazione quindi giudizio e riflessione. Si ricordi bene finora che solamente dalla sensazione noi possiamo giungere sino alle più alte sfere cerebrali, alle idee.

Che cos’è il desiderio? Malebranche3 lo aveva definito: Movimento dell’anima, mentre l’empirista Locke il Bisogno di una cosa. Per Condillac desideriamo quando nasce intellettualmente (mnemonicamente, meglio) il conforto di stati diversi. L’immaginazione rincorre quindi l’oggetto del desiderio: tutto è mentale perché l’immaginazione non è che un grado più forte della memoria. Dal desiderio nasceranno Passioni e Volontà.

Nella 2a parte del Compendio, Condillac ci spiega che cosa sia una sensazione: un nostro modo d’essere. Con i quattro sensi (escluso il tatto) l’uomo non acquisterebbe per nulla la conoscenza degli oggetti esteriori. Per giudicare gli oggetti esteriori da noi stessi, si abbisogna di tre «facoltà»: movimento, tattilità, rappresentazione dei corpi. Il tatto non è altro che il modo d’uscire da noi stessi (l’estensione).

Nella 3a parte del Commentario disquisisce sui colori che modificherebbero la nostra anima. L’occhio solo per i nostri sensi ha il vantaggio d’imparare dal tatto a dare estensione alle proprie sensazioni. Nella 4a parte del Commentario, Condillac ci spiega come l’uomo da senziente divenga riflessivo. Una sensazione non è una Idea sino a quando non la si consideri come sentimento limitato a modificare l’anima. Il provare dolore equivale all’io sento, ma il ricordo del dolore diventa idea. L’idea nasce in tal caso da un ricordo, da un dolore che non ho mai provato. Le sensazioni dei sensi non sono che sentimenti fin quando non sono ancora istruiti dal tatto. I sentimenti esistenti solo nella Memoria divengono Idee. Queste possono essere semplici o complesse. Ora, ogni sensazione è idea semplice solo se presa separatamente («io immagino, ricordo un dolore, per esempio»).

Divengono idee complesse se formate da più sensazioni fuori di noi (quindi il bisogno del tatto) [es: bianchezza, solidità, forma, etc…]. Le idee complesse saranno complete se possiedono ogni qualità dell’oggetto, incomplete se ne comprendono solo una parte. Del resto ogni idea sarà incompleta perché nessuno può conoscere un oggetto tanto esaustivamente nei minimi particolari.

Che cos’è un corpo? Una collezione di qualità!

Ancora sulle idee: idee sensibili (gli oggetti che agiscono direttamente in noi); idee intellettuali (che spariscono dopo la loro impressione).

L’importante (e che riflette la formazione illuministica) è che non s’ammette nessuna idea generale che prima non sia stata particolare. Quindi non l’idea generale d’arancia, se prima non s’è vista un’arancia!

Già il Commentario introduttivo (non pubblicato nell’edizione del 1754) ha messo in luce errori palesi e assieme il tentativo «monistico» del «sensismo condillachiano» di cui resta il «padre», seppur superato dal continuo fiorire delle scienze umane, fisiche e in generale filosofiche che il secolo dei lumi ha portato, ha fatto nascere grazie ad un contesto difficilmente riassumibile in queste pagine. Nella 2a parte s’esamineranno velociter i quattro libri del Traité… e si faranno osservazioni utili.

L’articolo continua, fai clic qui sotto sul pulsante 2 

Updated: 17 Aprile 2016 — 23:52