Musicoterapia

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Cos’è la Musicoterapia

In tutte le civiltà antiche e tradizionali il suono e la musica erano considerati sacri, infatti ancora oggi la musica viene chiamata “arte divina”.

Il dio greco della musica e della guarigione, Apollo, produceva armonie nei cieli con i suoi movimenti ritmici, il figlio Orfeo curava il corpo e l’anima con la poesia e la musica e con il suo canto riportò in vita l’amata Euridice.

Nella mitologia induista la musica, in origine, era riservata alle divinità che ebbero poi pietà degli sforzi umani e portarono tra loro la musica per alleviarne le sofferenze.

L’arte del suono a scopi terapeutici è un’arte e una scienza a cui si ricorre da millenni per la sua capacità di influire positivamente sia nel fisico che nella psiche. Con l’uso del suono, del ritmo e del canto, è possibile accedere al mondo dell’armonia e “accordare” tutto il nostro essere. Ogni malattia nasce, prima di tutto, da una disarmonia tra il corpo e lo spirito. Avvenimenti traumatici, dolore fisico, sofferenza psicologica, ma anche stress, affaticamento fisico e abbattimento morale, fanno sì che si rompa l’armonia tra corpo e mente e che il corpo, quindi, si ammali.

Il corpo può persino diventare dipendente dalla condizione chimica dell’essere sotto stress, ma la capacità di superare lo stress ha sede proprio tra le nostre orecchie. La maggior parte dello stress finisce per diventare stress emozionale e psicologico, e questo significa che è l’autosuggestione del nostro modo di pensare che influenza così intensamente il corpo. Se una persona vive per molto tempo in un ciclo ripetitivo di pensieri ed emozioni collegate a determinate sensazioni, nel momento in cui pensa agli effetti relativi a quelle sensazioni, il suo cervello rilascia sostanze chimiche che producono sensazioni di quel tipo, e il modo in cui si sente rispecchia il modo in cui stava pensando.

A questo punto dobbiamo dire però che esistono due tipi di stress, uno negativo chiamato “distress” e uno positivo chiamato “eustress”. Un certo grado di eustress è necessario alla vita della persona, altrimenti non si riposerebbe mai, non riuscirebbe a dormire e non si renderebbe conto di certe situazioni di crisi in cui si è raggiunto il limite dell’eustress e si sta per entrare nel distress e per cui è necessario fermarsi e ricaricarsi.

La musicoterapia, in ogni sua applicazione, si propone di far sì che la persona riprenda il controllo su fisico e mente e quindi del pensiero, aumentando la capacità di curare se stesso. Curarsi con la musica, però, non vuol dire soltanto “ricevere” o ascoltare passivamente la musica, ma vuol dire anche cercare di esprimere la musica che abbiamo dentro e quindi vuol dire cantare, vuol dire suonare uno strumento, improvvisando – alla ricerca delle sonorità che in quel momento si accordano meglio con il nostro stato d’animo – o suonando una melodia che ci piace particolarmente. Oggi la musicoterapia viene applicata nel trattamento di moltissime patologie fisiche, psicologiche e psichiatriche e con esiti eccellenti.

Un ruolo fondamentale ricopre la musicoterapia nel trattamento dell’autismo nei bambini ed ottiene risultati sorprendenti anche sui malati di Alzheimer, impareggiabile è l’effetto della musica su chi soffre di depressione o di esaurimento, ma anche semplicemente su chi rischia, a causa delle condizioni in cui vive, di chiudersi in se stesso e di perdere la capacità di socializzare e comunicare con gli altri, è il caso, ad esempio, delle persone anziane.

Oggi è normale che ci sia musica negli luoghi di lavoro, negli ospedali, in sala operatoria, dal dentista, nei supermercati, nelle scuole, nelle case di riposo perché, al di là delle applicazioni specificamente terapeutiche, la musica conserva intatto il suo enorme potere armonizzante, c’è musica persino nelle stalle, per far sì che le mucche producano più latte, e c’è musica nelle serre, perché le piante crescano meglio.

Secondo la musicoterapia, la maggior parte delle patologie trova origine nei conflitti emozionali sofferti dalla persona. I disturbi di origine emotiva vanno ad interferire con il nostro sistema bioenergetico, costituito dai centri neuro-endocrini che regolano tutte le nostre attività. Se l’energia che li alimenta non si mantiene ad un livello costante in tutti i centri, si verifica un blocco che causa disequilibrio, disfunzioni o addirittura malattie. I blocchi di energia si localizzano in determinate zone del corpo, con ghiandole, organi e chakra corrispondenti.

Molte malattie, organiche o mentali, hanno origine nella sfera emotiva ed emozionale: in ognuno di noi si possono osservare rigidità mentali, emozioni represse e/o pregiudizi sul proprio corpo, paure, tutti elementi che determinano una certa divisione interiore e che comportano un fare, pensare, agire spesso contraddittorio. La musicoterapia parte dalla constatazione che l’uomo somatizza costantemente le sue emozioni positive e negative, gli organi e i chakra colgono queste vibrazioni che influenzano il loro funzionamento. Attraverso il suono e la musica si può agire sui due aspetti fondamentali della persona, fisiologico ed emozionale, per arrivare all’identificazione dei conflitti che condizionano i comportamenti delle persone e per capire il funzionamento di quei meccanismi interiori ed inconsci che portano dolore e sofferenza.

Il termine musicoterapia deriva dall’Antica Grecia e denota il ricorso ad esperienze musicali e sonore attive dove si impiegano la musica ed il suono per coltivare espressioni creative e comunicative, o passive in cui predomina l’ascolto. In definitiva, per musicoterapia si intende anche l’uso della musica e degli elementi musicali (armonia, melodia, ritmo, timbro, tono, suono) per favorire l’integrazione fisica, psicologica, emotiva e spirituale dell’individuo. La musica ha un importante ruolo nel facilitare la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità e l’espressione.

Il neurologo Oliver Sacks scrive in un suo libro: “Il potere della musica di integrare e curare… è un elemento essenziale, è il più completo farmaco non chimico”.

Il fisiologo francese Féré de la Salpetriere fu il primo a misurare l’influenza del suono/musica sull’organismo umano, osservando che sono soprattutto gli stimoli ritmici a fare aumentare il rendimento corporeo e la resistenza muscolare.

Oswald, Taylor e Treisman hanno indotto un sonno profondo su alcuni volontari e praticato un elettroencefalogramma mentre essi dormivano. Contemporaneamente diffondevano una registrazione di diversi brani musicali, uno dei quali era particolarmente amato dal paziente. Nel momento in cui compariva quel brano, benché il soggetto dormisse, si produceva sull’ EEG un’onda esclusiva a questo stimolo chiamata “complesso K”.

Esperienze biochimiche dimostrano che, con determinati suoni, si può persino alterare la biosintesi del DNA e dell’RNA, che sono gli elementi fondamentali della vita cellulare.

Autori: Articolo compilato da Marco Stefanelli, Ph.D. Con adattamento di Alan Perz

Fonte: www.Sublimen.com

 

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