Parentesi di vita

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Parentesi di vita, un libro di Luciano Manfredi – Recensione di Enrico Marco Cipollini

Che cos’è il tempo? Concordiamo con Agostino di Ippona. Il tempo è distensione dell’anima dove il passato è presente del passato o memoria, dove il presente è presente del presente e il futuro, che non c’è ancora, non è altro che attesa.

Le altre definizioni sul tempo di natura epistemologica saranno più scientifiche e precise ma non rispecchiano la profondità abissale umana che il Vescovo di Ippona ha così elargito allo scibile umano tramite un patrimonio da lui assimilato che derivava dal mondo antico e si proiettava verso il nuovo mondo di cui noi siamo gli eredi.

Senza disquisire ulteriormente, nel contempo non abbiamo ancora risolto i problemi autentici che si ripresentano a noi in maniera così attuale e creano un’increspatura nel panorama della riflessione dove la poesia vera e non della “domenica”, dei boriosi dotti, si coniuga con l’ampia meditazione filosofica, come giustamente Heidegger ha fatto notare nelle sue pagine magistrali su Hölderlin e Nietzsche: il primo lo definisce il poeta filosofo, il secondo, il filosofo poeta. Entrambi infatti costituiscono una pietra miliare non solo del patrimonio dei classici ma dell’umanità alle prese con i problemi dell’esistenza che si traducono in dolore, felicità, gioia, solitudine. La solitudine può essere creativa o come oggi, più spesso, non voluta: una emarginazione che la nostra società così detta democratica quasi ci impone, in quanto obbediente al dettato utilitarista che “sei in quanto produci”.

Pertanto, al giorno d’oggi, un libro non vale in quanto scritto con coscienza ma perché riesce a vendere: la quantità, la reificazione, hanno preso il posto della qualità: hanno sabotato e sabotano con mezzi ultrasofisticati l’intimo che è in noi, che è parte integrante, discrimen, della “natura” umana, la quale è capace, unica nelle specie esistenti di seppellire i morti (inumare) di provare pietas e senso di dignità.

Dal tempo del’otium e della skolé classici, dal tempo di Agostino si è passati al disumano time is money: utilitarismo esasperato che non tiene minimo conto della dignitas di noi come esseri che cerchiamo l’essere per elevarci al rango di stelle. Diceva Dante che noi non siamo stati creati per essere come bruti ma “per seguir virtute e conoscenza”. Sono parole tali che muovono le fil rouge di tale silloge. Manfredi tenta di fermare il tempo che scorre: è un fluire eterno che toglie l’essenza delle cose e degli esseri in un libro, il suo primo. La sua decisione nasce, non dalla boria dei dotti di vichiana memoria, ma dall’esigenza di recuperare in questa epoca di crisi profonda, economica e di valori, il senso dell’ iter di vita. È forse la logica matematica o la teoria della conoscenza che fan sì che noi siamo soddisfatti dentro? Nella nostra coscienza? Nel nostro fisico? L’Autore risponde con un secco no sia alle dottrine neo liberiste sia alle varie sirene che popolano questa società traballante e in trasformazione, piena di falsi dogmi che inebetiscono, distogliendo l’uomo, il suo essere uomo dal suo , dalle sue esigenze autentiche.

Manfredi tenta disperatamente di fermare l’essenza del “presente – passato” tramite non la lingua vigente, oggi tipica del finanziere o dell’informatico, ma attraverso una lingua come espressione dei sentimenti veri, inscalfibili che giacciono come magma in noi stessi, trova l’unica soluzione per recuperare l’humanitas che è presente in tutti di cui spesso ce ne dimentichiamo.

Sono gli affetti, il sentire dentro, che l’Autore rivaluta, e fa sì che siano gli unici a dare un senso alla vita prima che il nulla eterno ci ingoi definitivamente. Manfredi esalta la nostra fragilità dell’essere consapevoli di ciò che ci rende nobili per affrontare una esistenza che sia accompagnata e ricerca stessa dell’essere.

Come folate di salmastro così noi respiriamo folate di affetti, leggendo queste prose e poesie. È qui il nucleo di tale raccolta che si dipana in una natura come evocativa, in una natura che è preservata e dorme sicura con un uomo che la protegge e convive con essa, sapendo che è indivisibile il binomio natura – cultura. È il Manfredi che tra onomatopeie, allitterazioni, ritmi musicali come ripetere un gioco infantile, ci dona in un dipanarsi tra reale e fantastico (fantasia deriva da phòs, luce della mente), andando a cercare e sminuzzare il suo passato che diventa presente, memoria storica ed individuale, dolore e felicità che, come girasole, si apre al sole, captando ogni rifrazione di luce e creando un caleidoscopio di immagini dalle più tristi alle più felici. Dalla lirica a Bruno sino all’amore, passando Per il mio lavoro.

Esperienza dell’esperienze: toccare, tangere, con mano l’addio alla vita di molti dimenticati dopo un lungo lavoro. L’opera di Manfredi deve essere considerata nel suo insieme: un’evocazione di ciò che è stato e rimarrà dentro di noi come patrimonio di un’umanità che mai si è sopita: tramite le lacrime così eloquenti.

Il microcosmo di Parentesi di vita lo facciamo nostro come è nostro il dolore e la gioia. Come dovrebbe essere nostra l’esperienza di vita che è unica e inimitabile in quanto propone sempre sofferenza e la sua catarsi: essere sempre noi e in noi.

Autore: Enrico Marco Cipollini


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