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L'Enciclopedia Artigiana del Pensiero

Nomi

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Nomi

Genere dei nomi

La parola “nome” ha origine da “nomen” che a sua volta deriva da gnosco (io conosco).

Nella nostra lingua manca il neutro, quindi il genere non può essere che maschile o femminile. Quei sostantivi che si riferiscono a idee, sentimenti,per analogia possono essere solo maschili o solo femminili. Ad esempio: bontà, generosità, virtù, viltà, quindi invariati, come d’altra parte orgoglio, sentimento, eroismo.

Alcuni nomi, in genere militari, sono femminili: da recluta a sentinella, da guardia a trincea; mentre grammaticalmente maschili, pur riferendosi a sesso femminile, sono: soprano, contralto, mezzosoprano.

I nomi di albero, in generale, sono maschili (pesco, ciliegio, pero..), eccetto quercia, palma e vite ed alcuni altri.

I nomi di frutti sono femminili come mela, pesca, ciliegia eccetto alcuni, quali dattero, lampone, pistacchio, mandarino e pochi altri.

I nomi di mesi e di giorni sono di genere maschile, escluso domenica (da dies dominici).

I nomi di località sono femminili eccetto Il Cairo. Così i nomi indicanti mari, monti, fiumi e laghi sono di genere maschile, con qualche rara eccezione, mentre per catene di gruppi montuosi si possono avere i due generi. Si dirà il Tirreno, l’Atlantico, il Caspio, il Garda però la Senna ed anche la Garonna o la Secchia. Avremo i Pirenei o le Alpi, gli Appennini come le Madonie.

Ogni persona oltre al nome ha naturalmente anche un cognome, ed è buona regola far precedere il nome al cognome; ad esempio: Mario Rossi. Solo negli elenchi (telefonici, scolastici …) per un fattore pratico il cognome precede il nome. Così i titoli accademici precedono sempre il nome: dott. Carlo Rossi come quelli onorifici: cav. Giovanni Bianchi.

Ogni titolo nobiliare è invalidato dalla Ns. Repubblica. Il titolo si può riportare davanti a nomi di rilevanza storica, come ad es. il conte di Cavour.

È esplicitamente vietato riportare davanti al nome il titolo accademico rilasciato da istituzioni fasulle non riconosciute per legge o senza accordi tra università (uniche a rilasciare titoli accademici ) italiane e straniere.

Autore: Prof. Enrico Marco Cipollini



Nomi primitivi, derivati ed alterati

Si  dicono  nomi primitivi quei sostantivi che  non  derivano da nessun altro nome come mano, piede, regola, amore e via dicendo. Sono  formati da una radice e da una  desinenza.I  derivati, come  dice il   termine, derivano  da  un sostantivo  primitivo -dalla sua  radice-, aggiungendo ad esso un suffisso  o un prefisso. Prendiamo come esempio un derivato da “mano”, manovale  e scomponiamolo:  man (radice senza desinenza) -oval- (suffisso) e (desinenza).

E ancora  un nome con prefisso: consideriamo ad esempio la parola “educazione”, mettiamo davanti il prefisso “dis” e si forma  “diseducazione”, oppure se si opera sulla parola “garbo” con la  s (prefisso) diventa sgarbo. Si  potrebbero  fare  esempi a iosa.

Bisogna inoltre  stare molto attenti a non  scambiare  un derivato da un  alterato. Esempio: “pedone” non è un nome alterato  ma derivato da “piede”, così dicasi  per “manovale”,  da mano, viale, viaggio  da  via.

Diversamente  vediamo  ora  gli  alterati.

In primis si  possono  alterare sia i sostantivi  primitivi quanto gli alterati  perché  entrambi, alterandoli, cambiano di  senso.

Accrescitivi:  si  formano con “one”  o “otto”. Da giovane, giovanotto, da ragazzo, ragazzone, al femminile ragazzona  e  giovanotta.

Diminutivi: si  formano con  ino, etto, otta, ino, arino; quindi ragazzino (ina), casetta, ragazzotto(otta), bucherellino, bastoncino.

Vezzeggiativi: uccio (uccia), ello (ella), uzzo (uzza), erello (erella); quindi casuccia, pastorella, viuzza, vecchierello.

Dispregiativi (anche  peggiorativi) come accio (accia), ucolo (ucola),  asto (astra); donde donnaccia, poetuncolo,  medicastro, libraccio, omonculo.

Doppia alterazione

Alcuni  sostantivi  possono  presentare  due  alterazioni  come ad esempio “giovan-ott-ino”.

Alterazione dei nomi propri

Da  Carla  avremo  Carlotta oppure da  Piero avremo Pierino. Comunque  spesso  usiamo  sostantivi che usiamo come veri nomi propri ma  derivano spesso  da altro nome:  Gigi  (da Luigi), Pino  o Pina  (da  Giuseppe  e Giuseppina).

Autore: Prof. Enrico Marco Cipollini



Genere femminile

Formazione del femminile

La trasformazione dei nomi dal genere maschile a quello femminile (o sostantivi mobili) hanno delle regole ben precise (riguardano le persone e gli animali)

– I sostantivi in “o” escono al femminile in “a”: il bambino, la bambina, il cerbiatto, la cerbiatta e via dicendo.

– I sostantivi in “e” al femminile escono in “a” come regola generale, mentre se riguardano professioni, titoli e certi animali possono uscire in “essa”. Mentre il cameriere al femminile mi darà la cameriera, il dottore invece dottoressa o il leone, leonessa.

– I sostantivi in “a” al femminile escono in “essa” (poeta, poetessa).

– I sostantivi in “tore” (dal greco ter, in latino tor: che agisce) in trice. Infatti attore, attrice; scrittore, scrittrice; genitore, genitrice etc.

Escono da tale norma pastore (pastora) fattore (fattoressa), titoli e professioni già menzionati, ma anche il tintore, la tintora (arcaico ormai).

– Sostantivi uscenti in “ ista “ e “cida” restano invariati come genetista, la genetista, l’analista (la analista), il suicida, la suicida…

– Tantissimi nomi propri hanno solamente il maschile o il femminile (Annibale, Omero, Davide o Rosa, Anna e via dicendo).

– Certi sostantivi uscenti in “e” sono di “Genere Comune”, cioè mutano solo l’articolo: il parente e il nipote daranno la parente e la nipote.

Genere promiscuo

Si denominano così quei nomi indicanti animali che non hanno che un genere (sia maschile o femminile). La tigre, l’aquila, restano invariati come il leopardo o il pipistrello. Se desidero indicare il genere dirò: la volpe femmina o il maschio della volpe, la tigre maschio o il maschio della tigre, la balena maschio o il maschio della balena (“il tigre nel motore” è una astuta pubblicità ma non fa testo).

Nomi difettivi

Sono detti difettivi quei sostantivi che al femminile cambiano completamente radice rispetto al termine maschile. I più comuni, sono marito (moglie), uomo(donna), fratello (sorella) oppure toro (mucca) maiale (scrofa).

Sostantivi che cambiano significato secondo il genere

Il pizzo e la pizza, il banco e la banca, il fine e la fine, il camerata, la camerata, il pianeta e la pianeta (paramento del prete) e via dicendo.

Autore: Prof. Enrico Marco Cipollini

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Updated: 6 Luglio 2016 — 12:49
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