Psicoterapia

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CHE COS’È LA PSICOTERAPIA

Il termine psicoterapia deriva dal greco antico:psiche = anima; terapia = cura.

La psicoterapia è la pratica svolta da un professionista finalizzata a curare la sofferenza psichica. I modi in cui si manifesta la sofferenza psichica, ossia i sintomi che compaiono e che la psicoterapia affronta, sono moltissimi e diversi ma tendono ad organizzarsi sotto forma di disturbi psicologici tipici e riconoscibili.

Più specificamente, la psicoterapia è il processo in cui una persona, una coppia, una famiglia o un gruppo di persone incontrano uno psicoterapeuta con l’obiettivo di risolvere i propri problemi relativi alla sfera del comportamento, delle emozioni, delle credenze o del proprio modo di pensare.

A questo scopo la psicoterapia si avvale di conoscenze teoriche e pratiche maturate in seno alla Psicologia. Le conoscenze teoriche riguardano la comprensione del funzionamento dell’essere umano dal punto di vista psicologico. Le conoscenze pratiche rappresentano invece gli strumenti di intervento veri e propri, come ad esempio l’analisi dei sogni, l’ipnosi, l’intervento paradossale, il colloquio. Le conoscenze teoriche sono la Mappa, le conoscenze pratiche permettono di viaggiare concretamente nel Territorio.
Va notato che il bagaglio di conoscenze – teoriche e pratiche – del singolo Psicoterapeuta possono variare molto a seconda dell’approccio psicoterapeutico che questi segue. Esistono infatti diverse scuole di psicoterapia, come ad esempio la terapia Analitico-Transazionale, la terapia Psicoanalitica o la terapia Cognitivo-Comportamentale. Queste scuole, pur avendo alcune grandi somiglianze, si differenziano nel modo di lavorare e di concepire il disagio psicologico.


Lo Psicoterapeuta in Italia

In Italia la pratica della psicoterapia è riservata agli Psicoterapeuti, ossia gli Psicologi o i Medici che hanno maturato una formazione professionale di almeno 4 anni presso una scuola di specializzazione di psicoterapia.
Spesso non è chiara la differenza tra uno Psicologo e uno Psicoterapeuta. Entrambi si occupano di riabilitazione del disturbo psicologico. Comunemente però si considera il lavoro dello Psicoterapeuta più profondo di quello dello Psicologo. Ciò tuttavia non è necessariamente sempre vero(si legga l’articolo dedicato alla questione della differenza tra lo Psicologo e lo Psicoterapeuta).

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La psicoterapia promuove l’auto-realizzazione

Non mi piace considerare la psicoterapia solo un intervento sul disagio. La psicoterapia è molto di più. La psicoterapia è anche una grande opportunità di crescita. Le persone dopo un proficuo percorso di psicoterapia sviluppano una maggiore consapevolezza del proprio modo di essere e di funzionare. Di conseguenza diventano capaci di operare scelte coraggiose verso la propria autentica realizzazione. Diventano inoltre maggiormente capaci di utilizzare le proprie risorse e di far fruttare i propri talenti.

La vera finalità della psicoterapia – almeno così io la penso – non consiste (solo) nel ridurre i sintomi dei Disturbi psicologici ma nello sviluppare qualità positive come la compassione, la gioia, la pace, l’autostima, l’esperienza di connessione spirituale e l’amore.

Fonte: http://www.adrianostefani.it

Autore: Dottor. Adriano Stefani



L’ETA’ – LIMITE PER LA PSICOTERAPIA

Fino a quale età è opportuno intraprendere un trattamento psicologico? Esiste un limite oltre il quale la psicoterapia perde di efficacia e di significato? In altre parole, la terapia è da prescrivere esclusivamente ai soggetti giovani, o si può suggerire anche a chi ha varcato la soglia della terza età?

La questione è controversa, e tuttora è al centro di un dibattito scientifico. Il problema dell’età-limite per la psicoterapia è stato posto per primo proprio da Freud. In un suo articolo del 1905, il padre della psicoanalisi indica i 50 anni di età come “confine” perché una terapia sia valida. “Oltre”, scrive Freud, “manca la plasticità dei processi psichici”. Inoltre, l’ampliarsi dell’esperienza di vita allungherebbe ancora di più i tempi (già lunghi) dell’analisi.

Freud non è il solo autore a considerare improduttiva la psicoterapia degli anziani. Negli ultimi anni, però, le ricerche di gerontologia e la constatazione di quanto sono migliorate le qualità e le aspettative di vita media hanno costretto gli psicologi a rivedere questo concetto.

L’anziano, secondo molti autori, è ancora capace di cambiamenti e di una valida elaborazione mentale delle sue esperienze.

Nonostante che il limite di età per intraprendere una psicoterapia si debba – in teoria – spostare in avanti, sono ancora pochi i terapeuti che accettano di lavorare con persone anziane.

La convinzione di una scarsa rispondenza alla terapia, secondo alcuni autori, pare possa dipendere da una sorta di “gerontofobia” da parte degli specialisti: la paura della vecchiaia, della morte e del fallimento (e del limitato tempo a disposizione per portare avanti la terapia) suscitano nel terapeuta una forte resistenza a occuparsi di pazienti in là con gli anni.

Il limite della terapia, secondo alcuni autorevoli psicologi, non può dipendere dall’età del paziente, ma da quella del suo problema emotivo, dal tipo di malessere, dalle condizioni generali e dalle motivazioni autentiche della persona che chiede aiuto.

L’efficacia della terapia, poi, è proporzionale a quanto il terapeuta crede in ciò che fa, e quante energie è disposto ad investire nella relazione col paziente.

Autrice: Dott.ssa Manuela D’Amore



PSICOTERAPIA AL FEMMINILE

Le statistiche parlano chiaro: tra gli utenti degli ambulatori e degli studi di psicoterapia, il 60% è costituito da donne.

È legittimo chiedersi se esiste un disagio psicologico più diffuso tra la popolazione femminile; oppure se la donna è dotata di una sensibilità maggiore e di una disponibilità più piena nei confronti dell’esperienza terapeutica, per cui chiede e trova aiuto con più facilità rispetto all’uomo.

Le difficoltà psicologiche tipicamente femminili sono sempre state legate al prevalere di una cultura maschilista. Oggi, però, dopo le grandi battaglie del femminismo e la conquista della parità uomo-donna, il disagio sembra essere quello opposto: la donna deve dimostrare a se stessa di potersi affermare senza rinunciare alla sua femminilità, alla sua creatività e spontaneità.

Il conflitto che ne scaturisce a volte si traduce in ansia, depressione, attacchi di panico.

Perché la donna, più dell’uomo, crede e si affida alla psicoterapia?

“Perché la donna è sempre stata più attenta alla dimensione intima” dice Giovanni Salonia, direttore dell’Istituto di Gestalt “H.C.C.” di Ragusa.

“Il maschio diventa impaurito e disorientato di fronte al mondo delle emozioni, con cui la donna ha sempre mantenuto il contatto. Basti pensare, ad esempio, che soltanto sulle riviste femminili si trova uno spazio dedicato all’espressione ed all’analisi dei sentimenti. Sui giornali rivolti al pubblico maschile, tutto questo è un tabù”.

Un’altra caratteristica femminile in psicoterapia sembra essere quella di scegliere, come terapeuta, un’altra donna. Secondo una recente inchiesta, la preferenza nei riguardi di uno psicoterapeuta del proprio sesso è dettata dalla ricerca di una comprensione profonda, e dalla convinzione che un’autentica intesa può nascere solo tra persone che condividono lo stesso modo di sentire e la stessa identità sessuale.

Nella scelta del terapeuta, a quanto pare, non esistono regole fisse. Dice Giovanni Salonia: “Tutto dipende dai bisogni attuali della persona, e dalla sua esperienza. Se ad esempio la donna desidera recuperare il rapporto con la propria madre, emotivamente lontana e “fredda”, è probabile che si affidi ad una terapeuta. Ma se la figura materna è stata per lei sin troppo negativa, fonte di intollerabili sofferenze, preferirà un terapeuta maschio. Comunque, sia per le donne che per gli uomini, la scelta del sesso è secondaria rispetto alla relazione tra chi chiede e chi offre aiuto.

Autrice: Dott.ssa Manuela D’Amore

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