Diziomondo -

L'Enciclopedia Artigiana del Pensiero

Totò (Antonio De Curtis)

Print Friendly, PDF & Email

TOTÒ (ANTONIO DE CURTIS)

Fonte-Foto: Wikimedia

Totò – nome d’arte di Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis Di Bisanzio Gagliardi, più noto come Antonio De Curtis nacque a Napoli il 15 febbraio 1898 è stato un attore, compositore e poeta italiano. Soprannominato “il principe della risata”, è considerato uno dei più grandi interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

Nato come Antonio Vincenzo Stefano Clemente ed adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas – il padre naturale, il marchese Giuseppe De Curtis, lo riconobbe legalmente soltanto nel 1937 – nel 1945 il tribunale di Napoli gli permise di aggiungere vari cognomi e predicati nobiliari, riconoscendogli «il diritto di potersi attribuire il nome della casata ed i titoli», anche se sul pronao della cappella della sua tomba, nel Cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli, l’incisione recita solo “Antonio de Curtis, Principe Imperiale di Bisanzio“.

Totò spaziò in tutti i generi teatrali, con oltre 50 titoli, dal variété all’avanspettacolo, alla “grande rivista” di Michele Galdieri, passando per il cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record nella storia del cinema italiano, recitò anche per la televisione con una serie di 9 telefilm diretti da Daniele D’Anza, poco prima della scomparsa.

Grande maschera nel solco della tradizione della Commedia dell’Arte, accostato di volta in volta a comici come Buster Keaton o Charlie Chaplin, conservò fino alla fine una sua unicità interpretativa che risaltava sia in copioni puramente brillanti (diretto, tra gli altri, da Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque o Sergio Corbucci), sia in parti drammatiche, interpretate alla fine della carriera, con maestri del calibro di Alberto Lattuada o Pier Paolo Pasolini.

A distanza di decenni i suoi film riscuotono ancora grande successo, e molte delle sue memorabili battute e gag-tormentoni sono spesso diventate anche perifrasi entrate nel linguaggio comune.

1. Lo scugnizzo del rione Sanità

Nacque nel rione Sanità, in via Santa Maria Antesaecula, al secondo piano del civico 109, da una relazione clandestina di Anna Clemente col marchese Giuseppe De Curtis (18741945) che, come detto, in principio, non lo riconobbe.

Mamma Anna, considerato il momentaneo rifiuto di riconoscerlo da parte del padre, il sarto Giuseppe De Curtis, registrò il figlio all’anagrafe sotto il nome di Antonio Clemente. L’assenza della figura paterna pesò molto, anche in seguito, sul carattere dell’attore, tanto che nel 1933, già famoso sui palcoscenici italiani, si fece adottare dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, in cambio di una rendita.

Finite le elementari, viene mandato al collegio Cimino, è qui, che un insegnante, boxando scherzosamente con lui gli rovina il volto e qui, oltre all’«apparente» danno fisico alla fine non ottenne neppure la licenza ginnasiale. All’età di 14 anni abbandona gli studi diventando aiuto bottega da un certo mastro Alfonso, pittore di appartamenti. Col passare del tempo, però, riconobbe che imbiancare pareti non è la sua vera aspirazione, e decide di dedicarsi al teatro. La madre lo voleva sacerdote, ma, incoraggiato dai primi successi nelle piccole recite in famiglia – chiamate a Napoli “periodiche– e attratto dagli spettacoli di varietà, nel 1913, a soli quindici anni, iniziò a frequentare i teatrini periferici esibendosi in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco con lo pseudonimo di Clerment. Il nome Totò venne inventato da donna Anna, che per chiamarlo più in fretta, gli conferisce questo nomignolo stravagante e insolito.

Proprio su questi palcoscenici di periferia incontrò attori del calibro di Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Andrea Bixio e Armando Fragna. Comprensibilmente sfiduciato, ma soprattutto non convinto delle opportunità che una carriera del genere avrebbe potuto garantirgli, Antonio decise di arruolarsi come volontario nell’esercito, venendo giocoforza a contatto con l’organizzazione gerarchica, che, come prevedibile, non è destinata ad incontrare le sue simpatie. Per evitare, quindi, il proseguimento della carriera militare, riesce a farsi ricoverare e a evitare tra l’altro il richiamo in prima linea allo scoppio della prima guerra mondiale. Da quanto racconta la leggenda, sembra che sia stata proprio l’esperienza nell’esercito a ispirargli il motto “Siamo uomini o caporali?“, diventato celebre come simbolo della differenza tra i piccoli individui pedantemente attaccati alle forme e chi usa l’elasticità mentale e la capacità di comprendere.

Dopo il servizio militare, svolto ad Alessandria durante la prima guerra mondiale, si esibì ancora come macchiettista, scritturato dall’impresario Eduardo D’Acierno – diventò poi celebre la macchietta del “Bel Ciccillo” riproposta nel 1949 nel film Yvonne la nuit – e ottenne un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una parodia della canzone di E. A. Mario Vipera, intitolata Vicolo.

Su questi palcoscenici, spesso improvvisati, con orchestre di second’ordine e comprimari raccogliticci, Totò imparò l’arte dei guitti, ossia di quegli attori – napoletani e non – che recitavano senza una sceneggiatura ben impostata, arte alla quale Totò aggiunse caratteristiche tutte sue: la conformazione particolare del naso e del mento (frutto come detto di un incidente giovanile col precettore del ginnasio) movimenti del corpo in libertà totale, da burattino snodabile, e una comicità surreale e irriverente, pronta tanto a sbeffeggiare i potenti quanto ad esaltare i bisogni umani primari: la fame, la sessualità, la salute mentale.

L’articolo continua, fai clic qui sotto sul pulsante 2 

Updated: 18 Aprile 2017 — 12:40
Diziomondo © 2018 - Sebbene le informazioni presenti nel sito siano accuratamente selezionate, l'autore non si assume responsabilità alcuna per danni subiti da terzi per aver utilizzato delle informazioni in esso contenute e/o da errori relativi ai concetti qui esposti. Altresì, è anche opportuno specificare che questo sito si fonda su risorse gratuite o estratte da altri siti con il permesso degli autori e per sue caratteristiche non può considerarsi in alcun modo una testata giornalistica. Frontier Theme