Solitudine

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SOLITUDINE

Fonte-Foto: Pixabay.com

La condizione dell’esser solo è quasi sempre vista in maniera negativa, contrariamente all’etimo latino solus che significa esser per sé, essere intiero.

È una costituente dell’esser umano ineliminabile. La solitudine può esser cercata e combacia con il silenzio, con la riflessione, con la creazione, con la ri-costruzione di sé. Non si è mai quindi “soli” in quanto l’essere umano accumula immagini, elaborazioni, idee. La Dickinson afferma bene tale concetto: “Forse sarei più sola/senza la mia solitudine”. O Nietzsche, quando il mondo diventa chiacchericcio banale insopportabile:

«Amico mio, fuggi nella tua solitudine! (—-) Là dove la solitudine finisce inizia il mercato, là comincia il fracasso dei grandi commedianti e il ronzio delle mosce velenose», così come ci indica, sempre nello Zarathustra, l’immagine poetica di che sia la solitudine «Quando si vive soli non si parla neanche troppo forte, non si scrive neppure troppo forte – la critica della ninfa Eco. Ogni voce suona in maniera diversa… nella solitudine».

A parte tale filosofia lirica esiste anche la solitudine dell’emarginazione, quella di “esser considerato diverso” dalla norma e quindi messo ai margini o chi è lacerato dal dolore fisico. Queste sono forme di solitudine non cercate ma subite, ben differenti da quella creativa che è un’apertura all’altro, alla sua comprensione. In tale ambito non corrisponde più all’etimo ”solus” come “intierezza”.

Autore: Prof.Enrico Marco Cipollini



La solitudine? Fa male al cuore quanto lo stress

Secondo un recente studio essere soli e non poter contare su una solida rete di rapporti sociali può mettere a rischio il cuore

Fonte: CardioPeople – Secondo un recente studio condotto su 181.000 adulti essere soli e non poter contare su una solida rete di rapporti sociali può aumentare il rischio di cardiopatia o ictus. Con un effetto ‘spacca cuore’ simile a quello che si vede negli ansiosi, o in chi fa un lavoro molto stressante. A valutare il peso della solitudine per la salute sono stati i ricercatori dell’University of York, dell’University of Liverpool e della Newcastle University.

Gli scienziati hanno esaminato 23 studi condotti su oltre 181.000 adulti, in cui sono stati registrati 4.628 casi di malattie coronariche e 3.002 ictus. Dopo un’analisi di tutti i dati disponibili, i ricercatori hanno scoperto che solitudine e isolamento erano associati a un +29% del rischio di cardiovasculopatia e un +32% di pericolo ictus.

«Abbiamo scoperto un’associazione tra scarse relazioni sociali e incidenti cardiovascolari comparabile, per dimensione, a quella di altri fattori di rischio psicosociale, come l’ansia o una professione stressante», scrivono gli autori sulla rivista ‘Heart’. «I nostri risultati indicano che gli sforzi per ridurre il rischio di malattie per cuore e cervello potrebbero beneficiare del fatto di tener conto della solitudine e dell’isolamento sociale».

In pratica, contrastare questi due fattori potrebbe avere un effetto collaterale salva-cuore, dicono gli esperti nel lavoro britannici.

Fonte: http://www.emergency-live.com



La solitiudine costruttiva

Chi è molto estroverso o può contare su un fitta rete di rapporti sembra più fortunato, dunque. Ma anche “i medici hanno un ruolo chiave da giocare nell’illustrare ai propri pazienti l’importanza dei rapporti sociali”, scrivono gli autori. Insomma, c’è sempre tempo per dire addio alla solitudine, specie se a ‘prescriverlo’ è il medico.

In un editoriale collegato, Julianne Holt-Lunstad e Timothy Smith della Brigham Young University (Utah) sostengono infatti che gli operatori sanitari dovrebbero informare i propri pazienti sull’importanza delle interazioni sociali “come parte di uno stile di vita sano”. E in questo sforzo occorrerebbe anche studiare anche l’effetto delle nuove tecnologie: queste sono in grado di ampliare la rete sociale, ma anche di “esacerbare il rischio di solitudine”, avvertono i due studiosi americani. Insomma, chattare e scambiare messaggi con amici virtuali è paragonabile a una chiacchiera con persone in carne e ossa? Una domanda cui occorrerebbe rispondere.

Fonte: http://www.emergency-live.com

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