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La poesia di Marina Marini Danzi

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La poesia di Marina Marini Danzi

La poesia di Marina Marini Danzi ha una caratteristica che ritengo basilare: toglie la barriera soggetto (che ordina, sistema il mondo) e oggetto (ciò che consideriamo fuori di noi).

Questa divisione soggetto (io) e oggetto (il mondo esteriore) è importante nelle scienze logiche, filosofiche ma diventa un ostacolo del sentire (verbo tipico della poiesis) nell’arte poetica. La Natura o Essere altro da sé non sono fondali o puri artifici ma vissuti (Erleben) nel suo intus; non descrive ma dice, si lega a chi parla, a chi sente. Si chiama empatia o simbiosi o legame spontaneo però non si costruisce a tavolino, su uno scrittoio, lo si avverte, spesso anche inconsapevolmente.

Il sentire interiore prende il sopravvento sulla facoltà razionale : è la magia che noi avvertiamo quale poesia. Alchimia del cuore, predisposizione “naturale”, un avvertire pulsante e pregnante.

Noi siamo affetti, sentimenti… ci lasciamo guidare da essi perché sono ciò che valgono, dan la cifra del nostro ESSERE.

Essere” ha tantissimi significati spesso in contrasto o in contraddizione. Tendo qui a precisare che – in Marina – “Essere” è il sé intimo, un sé totale che racchiude ciò che gli antichi latini dicevano intus (silente, profondo e legato ai nostri sentimenti più veri come humanitas et pietas).

Ciò che leggo (interlegere più che intus legere) nella poesia di Marina è una presenza, un esser-ci (un Da-sein), un vivere nel mondo attivo e non supino, non avulso dal contesto sociale in cui l’uomo vive, non straniandosi come coscienza infelice in una torre eburnea. Si auscultano invece folate d’affetti, di gioie e di dolore (non è che la vera poesia, sentita, vissuta, e dove nasce se non dal dolore?).

Quegli urli di Munch non sfuggono al lettore attento : ci sono, pur sommessi, ma urlano contro le brutture, contro le morti ante-diem. E lacerano per chi sa sentire, auscultare meglio ancora. Si ausculta il Male, la morte…

Dov’è la giustizia degli dèi buoni e giusti?

Questo è il sottile messaggio che rinveniamo a chi ha occhi per vedere, orecchie per auscultare. Il Male, enigma di fondo da svelare, deve condurci ad una seria riflessione. Tutta l’umanità reclama la sua suprema dignitas in un mondo come costruzione o costrutto sociale. Eppure ogni essere vivente in tal mondo è un semplice “viator”, transeunte non eterno anche se lo si crede. Vive l‘ek-sistere, la sua gettattezza o deiezione nel mondo in una “via crucis continua fatta più di disfatte e dolori che gioie.

E’ una poesia eppure fortemente laica, che non si rifugia nelle sabbie metafisiche. Solo l’amore disinteressato, gratuito come la bellezza della Natura che Ella dipinge con maestria, le dan sollievo. Per lei, la Natura è l’angelo che ci conforta, e gli angeli spesso si nascondono nelle persone che non conoscevamo : ci annunciano che esiste una concreta solidarietà tra gli uomini, nonostante tutto. E’ questa Vis che muove la poetica di Marina, pronta sempre a sorprendersi perché è tale capacità che rende diverso il poeta dall’uomo insensibile, creando in tal modo una nuova “dimensione estetica” ove tutto sembra baratro.

Autore: Prof. Enrico Marco Cipollini

Nota bene: La riproduzione di questo articolo è stata concessa a diziomondo.net previo gentile assenso del suo autore, pertanto è vietata la sua riproduzione su altri siti, in toto o in parte.


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Updated: 19 Dicembre 2018 — 20:30

1 Comment

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  1. marina marini danzi

    Grazie Onorata e commossa da questa magnifica recensione di cui non mi sento del tutto degna

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