Ipervigilanza

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IPERVIGILANZA

Fonte-Foto: Pixabay.com

L’ipervigilanza, il cui termine già ci fornisce significative indicazioni, vuol dire uno stato di eccessiva vigilanza. Vuol dire che il nostro sistema nervoso centrale che funziona similmente ad un radar, è in grado di misurare e valutare costantemente realtà in cui ci troviamo e categorizza tale contesto e per valori di pericolosità.

Il nostro sistema nervoso è molto capace, ma in una società, e più in generale, in un mondo così complesso, dove la realtà naturale si mescola a quella virtuale, può capitare che il nostro cervello percepisca il pericolo anche dove quest’ultimo non c’è e, quando effettivamente percepisce pericolo, lo ingigantisce oltre misura.

Ecco perché una situazione che in termini acuti e momentanei sarebbe anche utile, cioè la risposta da stress, diventa poi nel tempo invece un qualcosa di fortemente dannoso e logorante.

L’ipervigilanza può essere un sintomo di stati psicologici, che includono:

– Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD);

– I disturbi d’ansia;

– La schizofrenia.

Sintomi fisici

I sintomi fisici sono riconducibili a quelli dell’ansia:

– Sudorazione;

– Aumento del battito cardiaco;

– Respirazione veloce, o superficiale.

Alla lunga, questo stato continuo di aumentata vigilanza può provocare affaticamento e spossatezza.

Questa ipervigilanza è connessa a molte patologie, per esempio l’aumento della pressione arteriosa è stato relazionato proprio ad uno stato di ipervigilanza.

Sintomi emotivi

I sintomi emotivi dell’ipervigilanza possono essere gravi. Nello specifico si tratta di:

– Sintomi ansiosi di grave intensità;

– Paura;

– Panico;

– Peoccupazione eccessiva e persistente.

L’ipervigilanza si concentra su una parte del corpo

L’ipervigilanza è un atteggiamento di allarme con cui il soggetto somatizza le proprie preoccupazioni su una specifica parte del corpo, arrivando a sentire che quella parte si attiva in maniera incomprensibile. Se proviamo a concentrarci sulla nostra mano, o su una parte ancora più piccola come l’orecchio e non spostiamo l’attenzione per alcuni minuti, ci accorgeremo di sensazioni che normalmente non percepiamo: sentiremo il calore del flusso sanguigno, oppure un prurito, e in generale avremo molta più consapevolezza di quanto il nostro corpo sia sempre vivo, attivo; se però i nostri pensieri sono già orientati a prevedere un pericolo, questi segnali del corpo non verranno più interpretati per quello che sono ma verranno considerati una prova a sostegno del pensiero ansioso.

Immaginiamo di partecipare ad una cena abbondante o di mangiare qualcosa di cui temiamo l’effetto sul nostro stomaco; la nostra attenzione sarà costantemente focalizzata sulle reazioni corporee collegate alla digestione e questo provocherà due conseguenze: da un lato il nostro stomaco potrebbe contrarsi ed essere quindi predisposto ad una cattiva digestione, dall’altro la nostra ipervigilanza ci porterà a cogliere subito qualunque sensazione sgradevole proveniente dallo stomaco, attribuendola ad un malessere che siamo convinti di non poter gestire. Da qui alla comparsa di uno stato ansioso il passo è breve, e quando si ripresenterà un contesto simile l’allarme seguirà le stesse modalità.

Alleggerire il carico dell’ipervigilanza

Quindi l’ipervigilanza è uno stato in cui ci troviamo ad amplificare negativamente la realtà, magari inconsapevolmente, per via delle nostre percezioni, delle nostre elaborazioni, dei nostri pensieri che, invece di smussare gli angoli della negatività, molto spesso inaspriscono i conflitti interiori.

Una strategia per affrontare questa problematica, dovrebbe idealmente portare a rovesciare il nostro comportamento, cioè dovremmo entrare in uno stato di ipovigilanza, come era agli albori della storia dell’uomo.

In un mondo assolutamente spopolato l’uomo primitivo era probabilmente in gran parte della sua vita in uno stato di ipovigilanza. Certo diventava ipervigile in maniera molto elevata in alcune condizioni particolari, per esempio quando c’era un pericolo fisico, ma poi la sua vita era intervallata da lunghissimi periodi di quiete che agli occhi dell’uomo moderno si potrebbe definire noia più completa. Quindi in realtà noi veniamo da quella condizione lì e il mondo moderno ha un sicuramente rovesciato questa situazione.

Essere in uno stato di ipervigilanza porta ad essere estremamente suscettibili. La persona potrebbe sentirsi minacciata da qualsiasi tipo di pericolo, sentirsi perseguitata dalle altre persone o dall’ambiente in generale. Tuttavia, accade spesso che questi pericoli incombenti non siano reali o non siano commisurati alla reale “offesa”.

Non potremo mai evitare nel mondo moderno di essere sollecitati. Nessuno di noi può evitare il traffico, i rumori, gli impegni, i viaggi, gli spostamenti, le tensioni, ma possiamo in qualche modo imparare a controbilanciarle. Per operare in tal senso bisogna applicare delle tecniche di rilassamento che, essendo scientificamente provate, hanno un effetto nel ridurre i livelli di stress. Tali tecniche possono identificarsi con il training autogeno, la meditazione, il tai chi, lo yoga; potrebbe essere anche una passeggiata immersi nella natura contemplando le sue fattezze a darci sollievo. Tali tecniche, applicate una, due o tre di queste menzionate, vanno ripetute con costanza affinché abbiano effettivamente un reale beneficio.

Consigli altrettanto importanti sono:

Eliminare gli impegni non utili

Ognuno di noi nel corso della vita si riempie di impegni e alle volte non ci rendiamo conto quali impegni possiamo effettivamente depennare dalla nostra “agenda”, perché non ci danno nulla, e non si tratta di una questione di egoismo, è una questione di autoprotezione che sono due cose molto diverse. Quindi è chiaro che non dovremmo tagliare a caso, ma solo alcuni rami secchi per liberarci dalla zavorra in eccesso, e dunque dare ossigeno al resto della pianta.

Soffermarsi con naturalezza sui dettagli

Eliminare gli impegni non utili, rende più probabile che si riesca a soffermarsi sui dettagli, a godere delle esperienze ed a percepirne le positività. Quando una persona è troppo sotto pressione nulla può essere piacevole, anche le cose che veramente potrebbero darci piacere, perché sono fatte in fretta, perché sono fatte con l’ansia provocata dal pensiero che abbiamo altre 10 cose da fare, quindi c’è poca possibilità di sentire soddisfazione anche per quelle cose che ci riescono bene e in cui siamo bravissimi.

Un termine che spesso usiamo in senso dispregiativo è “oziare”, ma il nostro organismo ci chiede talvolta solo pochi minuti. In realtà una volta questa era una pratica comune; sedersi su un prato, appoggiare la schiena su un albero, guardare il panorama, stare lì per un po’ e non fare niente. Cosa succede quando vive con naturalezza tale situazione? Ci si accorge dei dettagli, dei colori, degli odori, dei profumi, ci si accorge di tutte quelle cose che scompaiono quando siamo sotto pressione.

Darsi obiettivi giornalieri finalizzati ad avere soddisfazione

Se riusciamo ogni giorno a pianificare qualche cosa che ci porti a sentire una soddisfazione e un senso di appagamento abbiamo sicuramente – nel tempo – un effetto benefico nella nostra vita.

Le cose da fare potrebbero essere molte, se ogni giorno per esempio, ci prefiggessimo di dare un aiuto a qualcuno, per esempio, anche un piccolo gesto. Sappiamo da molte ricerche in ambito psicologico che l’aiutare gli altri è una delle cose che dà più soddisfazione agli esseri umani. Potrebbe essere anche semplicemente aiutare nostro figlio o un ansiano genitore a fare qualcosa ogni giorno, e vedere quanto contento sarà per il tempo gli abbiamo dedicato.

Divertirsi

Il divertimento è l’antidoto più valido per l’ipervigilanza perché siamo distratti dai nostri pensieri spesso ridondanti che ci provocano angoscia e stress.

Ulteriori consigli

Altri consigli che possono essere d’aiuto sono:

– Stare fermi e fare le cose con calma, eseguire respiri profondi;

Valutare una situazione oggettivamente prima di reagire in modo impulsivo;

– Prenderci una pausa prima di rispondere;

– Riconoscere ed aver consapevolezza dell’esistenza di paure e di emozioni.

Bibbliografia

www.istitutomiller.i

www.filippo-ongaro.it

www.psicoterapiaemilano.it


Autore: Stefano Leone

Updated: 24 Dicembre 2018 — 17:18

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