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L'Enciclopedia Artigiana del Pensiero

La Sofistica

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LA SOFISTICA

La necessità viva ed ardente di analizzare il problematicismo della vita, la quale diviene continuamente, l’esigenza di visionare il carattere delle relazioni interpersonali, il problema del governo, la composizione socio-economica, portano ad una svolta decisiva nel pensiero teorico dell’uomo greco del V sec.a.C.

Nella visione cosmologica e cosmogonica, nell’accentramento dell’indagine sulla Natura dei primi pensatori si era lasciato fuori il problema socio-economico, la vita di ogni giorno dell’uomo. Si esige ora di un nuovo tipo di “iniziazione”, ed è quella che precisamente nel vero senso del linguaggio si denomina politica ovvero dal senso originario di pólis, città-stato, ovvero l’arte di governare e di avere la cognizione dei problemi che esistono sull’organizzazione urbana, sociale.

La crisi del naturalismo antico non è che l’espressione più evidente dell’importanza del rinnovamento delle nuove esigenze antropologiche. E’ una strada che porterà soprattutto la città più importante dell’Attica, Atene, dopo la caduta dello status quo vetusto e di conservazione, all’apertura delle porte alla democrazia, all’età di Pericle.

Atene era divisa in demi (tribù), e ciascun demo inviava i propri rappresentanti al governo della Città per discutere sulla politica di Atene medesima. Dobbiamo ricordarci comunque che la società greca, anche la più aperta, non teneva in minimo conto la decisione degli schiavi o delle donne.

Adesso l’agorà, ove si modella la forma di assemblea, ha bisogno di esser popolare e laica, formata da persone colte, per far proposte, per dibattere e saper controbattere i propri avversari.

Il motivo di esser ben preparati, non lasciarsi guidare dal caso per affrontare gli argomenti più vari e difficili come il reggere il governo di una città, onde di conoscere l’arte della discussione, ha generato anche un nuovo tipo di cultura non più legato ai problemi della filosofia presocratica; è altrettanto vero che si trattava ora di una cultura che umanizzava i problemi, offrendo privilegio alla dialettica, alla sintassi, all’arte espressiva anch’essa basata su conoscenze umanistiche. Da qui l’importanza degli studi su linguaggio-realtà e pensiero che saranno svolti molto più innanzi nella storia della filosofia.

Tale nuova onda politico-sociale aveva naturalmente necessità di sapienti o sofisti, coloro che sanno, sono maestri del sapere.

Tali erano maestri dell’arte retorica, oratoria, conoscendo il modo abilissimo di dirimere le controversie, e tali nuovi sapienti, con gran scandalo, si fanno pagare, eppure moltissimi cittadini correranno alle loro lezioni.

Sicuramente la sofistica ha pubblicizzato ed umanizzato la cultura, tout court, e la ha aiutata molto sinché è scaturita come fenomeno tutto nuovo e umanizzante dei problemi “esistenziali”, tra virgolette apposite.

La concentrazione dell’attenzione sull’uomo, sul cittadino sorge dalla forza sulla quale è intonata la nuova ricerca teorica e muta un modo intero di intelligere le cose e lo stesso mondo.

Come l’uomo, plasmato antropologicamente come un tutto, è capace di costruire navi, ponti, edifici, città, di creare alti ideali artistici e spirituali, così tale è tanto abile da sottomettere la natura o di vivere in miglior sintonia con essa, irrigando i campi o con l’aiuto di altre tecniche che vanno aprendosi la strada.

Nell’umanesimo nasce l’idea culturale in senso forte.

Chi governa il mondo? La natura? La città? L’uomo?

Morale, Religione, Strutture sociali, Pedagogia, Estetica e Linguaggio sono i campi dove si incorona e si incentra la nuova ricerca. Logicamente sia la Grecia e soprattutto Atene son cambiate, si sono sviluppate.

Da queste conseguenze di vedere il mondo e dalle necessarie trasformazioni storico-economiche e ancora, dalla ricerca di ciò che è il fulcro della vita dell’uomo, dove tale esercita tanto intensamente le sue attività, sono nate queste ultime ricerche particolarmente significative nell’orizzonte teorico umano.

Il passo più robusto teoreticamente è l’abbandono della ricerca del principio primo o arché tipico dei primi pensatori e tutto diventa “esistenziale”, umano.

L’autorità conservatrice ha dispregiato la rivoluzione culturale sofista, questi portatori di cultura o sapienti che non tutti i greci potevano comunque permettersi per motivi economici.

Una gran parte dei cittadini, nel senso di unapólis antica, è stata esclusa de facto. Chi lavorava i campi o chi era meno abbiente socialmente ed economicamente veniva tagliato fuori dalla vita pubblica attiva. Si tratta naturalmente per l’epoca di Pericle e della sua riforma grandiosa, di prevenire tutte le contraddizioni esistenti e gli eventuali inconvenienti, però tutto non sarà risolto. Ma non per questo noi non dobbiamo tacere del grado supremo della rivoluzione che ha provocato la sofistica, più di una scuola con pensieri e metodi diversificati che presenta, nel suo complesso, diverse sfaccettature.

Di fatto, resta che nella Sofistica tutta vale più il consenso che la verità, ed è la Prassi che domina il Pensiero.

Tutti questi Sapienti o Sofisti, maestri di vita politica, da pólis (è bene ricordarlo), non avevano neanche gli stessi parametri di valore e neppure la medesima formazione.

Ancora: non hanno usato lo stesso metodo e i medesimi insegnamenti psicologici e pedagogici. I sofisti girano per località che li sanno accogliere e pagare, dove si chiede di loro; fanno orbitare il loro insegnamento secondo le esigenze e accolgono per lo più ricchi giovani come commercianti e rampolli proprietari di manifatture.

Esistono sofisti i quali educano secondo un ideale sociale, dicono che bisogna sapere di ogni cosa o polimathia (ovvero più conoscenze), chi invece punta il proprio metodo sull’abilità di trascinare gli spiriti con l’arte della parola (psicagogia), c’è infine chi vede l’educazione come riforma ultima e civile nel modellamento dell’uomo-cittadino: l’uomo è animale sociale e quindi forgiare l’allievo in modo che sia capace d’acquistare interessi con modalità indirizzate verso il vivere comunitario.

Questo è sommariamente il posto di tali filosofi nel settore del sapere civico e nella dimora antropologica per antonomasia che è la città. Altro conto è lo slittamento di tanta sofistica in sapere mediocre ma ciò è dovuto anche alla situazione storica come la caduta periclea e il decadimento di una società illuminata che ha corroso anche il miglior bagaglio di sapere civico, atto ad una pólis.

Autore: Prof. Enrico Marco Cipollini

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