Alcolismo

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Con la denominazione di alcolismo vengono designate le manifestazioni morbose, psichiche e somatiche, prodotte dall’intossicazione alcolica. Secondo le ricerche farmacologiche sperimentali il nostro organismo sarebbe in grado di ossidare ed eliminare un massimo di 0,185 cc per ora e per Kg di peso corporeo. Oltre questi limiti l’alcol si accumula nel sangue e soprattutto nei tessuti nervosi dando origine ai suoi effetti tossici.

L’abuso di alcol può portare a una vera e propria tossicodipendenza dalla quale è difficile uscire. Chi diventa schiavo dell’alcol rischia di compromettere seriamente la sua vita familiare e sociale e mette in gioco la salute propria e di riflesso quella dei propri cari. All’origine ci sono quasi sempre motivazioni psicologiche.

Un caffè “corretto”, un aperitivo al bar, una buona bottiglia a tavola, un paio di whisky la sera: per alcuni è la norma, anche se rischiosa, per altri si tratta dell’inizio di un pericoloso cammino che può portare all’infausto traguardo dell’alcolismo. Chi riesce a mantenersi nei limiti di un moderato consumo di bevande alcoliche ha tutto da guadagnare e può perfino ricavarne qualche beneficio, oltre a gustare il piacere del palato. Chi diventa schiavo dell’alcol può, al contrario, compromettere seriamente la sua vita e delle persone che gli stanno vicino.

La prima distinzione da fare quando si parla di alcolismo è quella tra alcolismo acuto e cronico. Il primo è sinonimo di ubriachezza ed è rappresentato dalla condizione in cui viene a trovarsi l’individuo che abbia ecceduto nel bere, indipendentemente dal fatto che sia o no bevitore abituale. L’ubriaco non riesce a mantenere l’equilibrio, cammina male, ha i processi mentali alterati, parla farfugliando; di solito, col passare delle ore, questi sintomi si attenuano e spariscono al termine della sbornia.

L’alcolismo cronico, che si può considerare una vera e propria tossicodipendenza, è provocato dall’abuso prolungato o abituale di bevande alcoliche; nell’alcolizzato insorgono disordini della personalità, dolori alle gambe con possibile atrofia dei muscoli, memoria sempre più labile, impotenza sessuale, disturbi digestivi e circolatori, malattie cardiache, tendenza all’aggressività, notevole danno epatico con pericolo quasi certo di cirrosi. Un quadro davvero allarmante.

In alcuni casi è possibile osservare una accentuazione dell’eccitamento psicomotorio fino all’esplosione di atti violenti. In altri casi manca quasi del tutto l’eccitamento e l’ubriaco cade in uno stato di depressione ansiosa che lo spinge ad atti pericolosi contro se stesso. Vi sono casi in cui l’abuso di alcol in individui predisposti può provocare un attacco convulsivo epilettico, mentre in altri ancora provoca stati psicopatici di vario tipo che durano uno o più giorni.

Quasi sempre all’origine del vizio ci sono motivazioni psicologiche: desiderio di sottrarsi alla routine quotidiana (specialmente le casalinghe), problemi sentimentali, depressione, stati ansiosi. All’inizio, l’alcol ha una funzione sedativa ed euforizzante e agisce, quindi, come un tampone in grado di arginare il disagio, ma poi, come detto diventa devastante.

Il fenomeno dell’alcolismo è sempre più diffuso fra le donne. Soprattutto le casalinghe affogano nell’alcol le frustrazioni della routine e le crisi depressive tipiche della loro condizione.

Che l’alcolismo sia una vera e propria malattia non ci sono più dubbi. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, l’ha classificato tra le tossicodipendenze.

Guarire dal vizio di bere si può solo se si è sostenuti da una forte volontà, dato che le terapie farmacologiche in grado di sconfiggere l’alcolismo non sono molto efficaci. Buoni risultati si ottengono con il ricorso all’agopuntura e in alcuni casi all’ipnosi.

Non sono molti i farmaci che vengono usati per sconfiggere l’alcolismo: serve di più la terapia di gruppo. Tuttavia, recentemente è stato introdotto, nella cura di tutte le tossicodipendenze, un bloccante dei recettori serotoninergici che sembra dare buoni risultati. La somministrazione di questo farmaco riduce la necessità di bere alcol intervenendo sullo stato emozionale che rappresenta il primo anello della crisi di astinenza.

Autrice: Dott.ssa Manuela D’Amore

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