Gli psicofarmaci

DEFINIZIONE
Gli psicofarmaci sono farmaci che agiscono a livello del Sistema Nervoso Centrale e si può dire che sono in grado di bilanciare e/o mantenere l’equilibrio nell’interazione dei neurotrasmettitori tra loro, laddove esso risulti alterato.
In questo modo gli psicofarmaci agiscono modificando in maniera quantitativa alcune attività di base: accelerando o rallentando, filtrando o dilatando il flusso delle emozioni, influendo sulla velocità di produzione del pensiero, condizionando la rapidità delle associazioni mentali e la produzione del linguaggio. Non sono in grado, come talvolta a torto si pensa, di cambiare la qualità del pensiero, delle “scelte”, della vita delle persone che li assumono.
TIPI DI PSICOFARMACI
Gli psicofarmaci non possono essere definiti buoni o cattivi in sé: è l’uso che ne facciamo che a volte rende cattivo ciò che in origine sarebbe buono. In molti casi aiutano a superare situazioni che da soli non saremmo in grado di affrontare, ma è sempre bene seguire il consiglio del medico.
Esistono diversi tipi di psicofarmaci, divisi in tre grandi famiglie: gli psicoletti, gli psicoanaletti e gli psicodislettici. Ognuna di queste categorie ha caratteristiche particolari e si divide a sua volta in gruppi.
GLI PSICOLETTICI
Tra gli psicolettici troviamo quei farmaci che agiscono sullo stato di vigilanza, cioè sul controllo che esercitiamo sull’ambiente e sul nostro comportamento: sono gli ipnotici, utilizzati nei casi di insonnia proprio perché fanno addormentare più rapidamente. Fra questi, i più noti sono i barbiturici il cui effetto collaterale più fastidioso è la dipendenza: l’organismo si abitua facilmente alla dose prescritta e ne richiede ogni volta una più elevata.
Anche i neurolettici fanno parte di questa famiglia: sono farmaci adoperati nella cura delle psicosi, le più gravi malattie mentali. I neurolettici hanno il grande merito di aver ridotto i tempi di ricovero dei malati mentali e di aver reso possibile e più rapido il loro reinserimento in famiglia e nella società.
Ma i membri più conosciuti e diffusi di questa famiglia sono sicuramente i tranquillanti o ansiolitici, cioè i farmaci che sciolgono l’ansia. Fra essi i più importanti sono le benzodiazepine che agiscono sui sintomi fisici e psichici dell’ansia. Ingerire qualche goccia o compressa di benzodiazepina ci consente di non essere più soggetti a quella difficoltà di respiro, alla sudorazione, alla secchezza della bocca, a quel senso di tremore o di paralisi che l’ansia ci trasmette e, poiché molti nella società moderna soffrono di questo problema, sono medicinali diffusissimi.

A volte, lo stato ansioso può essere determinato da eventi particolari che si verificano nella nostra vita, come malattie di congiunti, separazioni da persone amate, esami da sostenere, necessità di smettere di fumare, difficoltà economiche: gli ansiolitici possono esser molto utili per far fronte a queste situazioni. Però, è importante seguire sempre il consiglio, che il medico stesso darà, di sospenderne l’uso non appena gli eventi negativi saranno superati.
I tranquillanti hanno un solo effetto collaterale piuttosto spiacevole: abbassano il livello di attenzione e ciò può risultare pericoloso soprattutto per chi guida a lungo.
GLI PSICOANALETTICI
Gli psicoanalettici sono, al contrario, farmaci che stimolano o la vigilanza (psicostimolanti) o l’umore (antidepressivi). Fra i primi, le più note sono le anfetamine. Usate inizialmente per ridurre il senso di fame nelle diete dimagranti, esse si sono poi diffuse illegalmente fra i giovani perché davano sensazioni di benessere, euforia e potenza.
Nelle forme di depressione caratterizzate da tristezza profonda e senso di impotenza di fronte agli eventi, si usano i farmaci antidepressivi. Come avviene per l’ansia, anche la depressione può essere causata da eventi particolari della nostra vita e può insorgere particolarmente quando ci sentiamo meno in grado di affrontare determinate situazioni, perché abbiamo avuto un periodo di intenso lavoro o perché abbiamo subito già in precedenza situazioni sgradevoli. Anche in questi casi l’uso di antidepressivi è molto utile ed è spesso associato, sempre sotto controllo medico, a quello di ansiolitici.
Tutti i medicinali appartenenti a queste due famiglie non devono essere assunti insieme a bevande alcoliche. Infatti, l’associazione fra queste sostanze e l’alcol non solo sottopone il fegato a un superlavoro, ma altera gravemente l’effetto di psicofarmaci deprimendo, in modo a volte pericolosissimo, il sistema nervoso.
GLI PSICODISLETTICI
L’ultima famiglia, quella degli psicodislettici, comprende farmaci che danno allucinazioni o sogni ed è, quindi, poco usata nelle terapie dei disturbi correnti. Purtroppo, negli anni 70 molti giovani hanno fatto uso illegale di uno di questi medicinali, l’LSD (dietilammide dell’acido lisergico) proprio per il suo effetto allucinogeno. Molte cronache di quegli anni ci hanno riferito di eventi tragici, come suicidi o gravi malattie mentali, conseguenti all’uso di questo farmaco.

Autrice: Dott. Manuela D’Amore