Ecce Homo di Anna Maria Lombardi

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ECCE HOMO di Anna Maria Lombardi – Recensione di Enrico Marco Cipollini

È un onore (ed un onere) esser invitato a scrivere una recensione a tale raccolta curata dall’amica Anna Maria Lombardi dal titolo Ecce Homo, dall’Evangelo secondo Giovanni.

Si apre la nuova ”avventura editoriale” di Anna Maria Lombardi con l’imperativo categorico kantiano. È proprio della ragione, dice Kant nella Critica della ragion pura pratica, «non esigere che sia supposto altro che se stessa, poiché la regola deve volere oggettivamente e universalmente solo se si afferma indipendentemente da quelle condizioni contingenti e soggettive, le quali distinguono un essere razionale da un altro», quindi l’imperativo categorico che comanda una certa condotta di vita, senza assumere a principio come condizione altro scopo che conseguire mediante quella condotta (dalla Metafisica dei costumi, p. II, sempre del grande pensatore di Königsberg).

È in fondo quell’autonomia dell’essere umano che deve, per essere tale, riconoscersi come agente non solo nella teoretica, ma tradurre in pratica (morale) quello che ha pensato. Noi non possiamo pensare di essere solo «sapendo», ma «agendo». Il pensiero astratto si traduce nella concretezza che, per Kant, è condivisione, essere non farisaici ma attivi, agenti, attori della morale. Se non fosse così questa si tradurrebbe solo in slogan, in vuote parole. Si sa, Kant era non credente, però riconosce nel vero amore del Cristo la più alta affermazione oltre le varie religioni.

A differenza dell’ebraismo o di altre, il Cristianesimo ha un «quid» in più. Vede, in breve, che è solo l’amore intersoggettivo, il legame fondamentale dell’umanità. Sapere per sapere o per agire? «Scire per agere» è di base. Sapere non è un narcisistico esercizio intellettuale; per essere persona bisogna «agere» (agire), concretizzarsi nella vita di ogni dì.

Teoria e Prassi: altrimenti che cosa sarebbe il sapere?

«Solo un rispecchiarsi in modo sterile davanti ad uno specchio; bearsi del sapere per il sapere». Il vuoto. Queste lezioni di potente vis entrano, scusate la digressione, nel motto rivoluzionario del 1789. Furono proprio gli «atei giacobini» che pretesero (al di là delle parole Liberté ed Egalité) la Fraternité, che è tipicamente cristica. È solidarietà attiva o condivisione. Questi atei giacobini, sembra un paradosso, ricorrono all’agapao del verbo del Cristo, alla philia greca. Solo legandosi assieme l’uomo può vincere il suo ego onde per cui “essere solidale con l’altro”. Uscire pertanto dal pensiero «magico» che si possa fare da soli.

Il fare da soli” che cos’è se non una vuota superbia aristocratica?

È un pensiero individualistico estremamente pericoloso anche se si tende a spacciarlo oggi per basilare : camuffare la realtà in quanto – volenti o meno – l’uomo è un essere sociale (o politico, in Aristotele, che poi è la medesima cosa).

Ecce homo è anche un’opera polemica di Nietzsche che tralasceremo. Eppure quest’uomo – tormentato tanto da arrivare al nichilismo – aveva un senso profondo della religiosità, del sacro che non è «religione» storica o negativa. È guardare – apertis verbis – entro di sé, per trovare – in sé – «il bandolo della matassa», del bene e del male: essere contra mundum.

Quanto scrive che oggi «cogito ergo sum» dovrebbe essere mutuato in «cogito ergo est», non solo ci dà il manifesto della filosofia novecentesca: il senso del nostro essere smarriti (a differenza del XVII secolo così chiaro e limpido nei suoi progetti), bensì va oltre. «Penso quindi è» è chiaro riferimento a forze e pulsioni (trieß, per Freud) che sono il sostrato dell’uomo.

In tale antologia c’è (menzionare un autore o un’autrice sarebbe scorretto) in verità quell’appello ad essere presenza attiva che è il con-dividere i pani e così porci accanto all’altro. Il Discorso delle Beatitudini è proprio vedere l’umano quale unità. Non credere pertanto nei miracoli piuttosto in chi li fa.

Quindi la Vostra Voce resta una condivisione delle esperienze e del vissuto di ogni giorno che è composito, complesso che oltrepassa il semplificare i problemi, così di moda oggi. È un «singulto di eternità» che in Voi abbraccia tutti, avvolge ogni sensibilità. È inclusivo.

Diverse voci, diverse formazioni che, se unite con perizia come ha saputo fare l’amica Lombardi, sanno elevarsi oltre il pensare comune. Non parlano al basso ventre, non fanno una generica «retorica» bensì cercano di legarsi in una coralità.

Noi, in nuce, siamo solo nell’altro – direbbe un grande pensatore –. Nell’altro non vediamo un ostacolo, tutt’altro : scorgiamo appieno la nostra umanità, il nostro dolore, la nostra gioia. Siamo in esso non come limite ma quale rispecchiamento nel continuum del nostro essere uomini. Non viviamo – per così dire – per esistere ma per essere. E quest’ultimo non è astrattezza ma realtà che tende alla pienezza; un palpitare del nostro cuore, aspirando ad andare oltre a quell’azzurrità che è qui in terra, se volessimo: solo se, meglio, volessimo. Basterebbe osservare attentamente il Giudizio universale affrescato da Michelangelo. La scena chiave è quella che ci mostra la distanza tra la mano del creatore e dell’uomo.

Credenti o non credenti dobbiamo convenire che nell’arte si esplica il nostro cuore, o anima, ed intelletto. Siamo tutti eguali, dotti o non dotti, poveri o ricchi reietti o acclamati, tutti in quanto abbiamo la psiché o alito che rigenera, ci rende vivi, intensamente. Reietti o potenti, banali o profondi, dobbiamo rispondere hic et nunc alla nostra coscienza, sebbene abbagliati dai lustrini e dalle decorazioni, più o meno falsi.

Oltre alla deformazione della realtà, diventa nostro dovere (o dovrebbe esserlo) rompere lo schema sociale e culturale ripetitivo che c’è stato e ci viene inculcato, per cercare e trovare alla fine nella condivisione, nel convivere, l’armonia che è oltre l’essere – in nuce.

Autore di questa recensione: Prof. Enrico Marco Cipollini

Una risposta

  1. Il nuovo progetto editoriale di Anna Maria Lombardi è davvero encomiabile per la tematica trattata e i contenuti di forte impatto emotivo in cui i veri protagonisti non sono gli autori ma le vicende umane ei sentimenti. In aggiunta, grazie al dono empatico della parola scritta del prof. Enrico Marco Cipollini i volumi si arricchiscono di conoscenze rese accessibili a tutti. Non è semplice essere portatori del sapere e offrirlo con cognizioni di causa e linearità come avviene sempre con il professore grazie al cuore e alla passione che profonde in ogni sua partecipazione. E. M. Cipollini riesce a tracciare un percorso, a dare un senso ad ogni passo compiuto, spaziando attraverso uno scibile non comune e porgendolo ai lettori. Grazie e complimenti di cuore a emntrambi.

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