Kostas Mich. Stamatis – Nychtodia

Kostas Mich. Stamatis – Nychtodia, (Notturno), Atene 2020

Si potrebbe tradurre in inglese Nights, in quanto ha un senso diverso dal nostro “notturno”. E’ una silloge poetica di rara profondità dell’amico greco K. M. Stamatis, nato a Corinto, ed abitante ad Atene ove ha conseguito il grado di ammiraglio. La raccolta, con una dedica di cui sono onorato – e come non esserlo, viste le qualità eccezionali di questo uomo? – si divide in due parti.

La prima si intitola Canti del deserto (Tragodiates eremoy). La seconda è Quattro voci (Tesseris phones).

Alle pp. 10/11 c’è Speranza (Elpida), che apre la prima parte e funge da prefazione:

È un cammino difficile – ci dice Kostas – questa sera” in quanto il Poeta sente lontano il viaggiare che altro non è che il vivere.

Dove sono le speranze, le illusioni e delusioni “che la vita

mi prometteva? / Riuscirò stasera

da solo / ad attraversare il deserto

o forse è giunto il momento

di smettere di attraversarlo?

Però il vento (o anemos) / ci suggerisce” che oltre le

dune, ovvero la polvere dei “valori spariti” nel

nulla della sabbia (il tempo che divora l’essere umano), c’è

l’oasi. Però anche tale ha cambiato forma (morphé).

Cosa ci dice il poeta fuori di metafora?

Ci urla la disperazione del mondo di oggi che è un deserto (lo aveva -tra gli altri- denunciato il filosofo tedesco Jürgen Habermas in modo esplicito) ma anche la vita ci promette ma non mantiene.

Bisogna ora che ci avviciniamo al momento irrinunciabile, alla fine, alla morte e fare i conti con noi stessi. Vediamo attentamente alle pp. 16/17 il componimento L’ultima corsa. Il sole brucia arido, rende sterile il paesaggio, il nostro sé, il nostro essere uomini, “attraversando il deserto sfiniti vediamo un’oasi verde” (verso 3°). Ci sono palme, ginestre, tamerici ed anche qualche abitazione, con ovili e stalle vicini, etc. Cioè la vita prosegue nonostante tutto. Proseguendo Kostas Michis avverte (qui è la chiave della sua l’opera) baratri. Eppure – continua il nostro scrittore – in noi, dentro di noi – umanità – c’è il desiderio di acqua e di pane. Solo un vecchio cammello nell’arido deserto è destinato a morire di fame e di sete. Perché? È vecchio, non è più utile.

La vena umanitaria e poetica del nostro Amico si scaglia contro quella società basata sul denaro, sul grezzo e vomitevole utilitarismo: time is money. Come l’uomo così il cammello “compiva l’ultima corsa”. In Notturno, che dà il titolo alla raccolta, c’è Sirio che ci illumina. È lirica profonda, “filosofica”, e nonostante tutto (si leggano le pp. 22/23: “neanche un saluto / fratelli di solitudine (…) per sentire anche noi i passi della vita, (….) ma noi vogliamo offrire alla vostra sete poche gocce del sangue del nostro corpo / sia dono di Dio, il buongiorno, fratelli), c’è l’appello (tipico del Leopardi) di stringerci uniti, perché noi, con la nostra forza e passione, possiamo giungere là nell’oasi, così la sensazione di rugiada spinge alla meta che abbiamo sognato, questo è alito di speranza, di forza per una lirica vera e commovente.

Grazie caro amico Kostas Michis

Recensione a cura del Prof. Enrico Marco Cipollini