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Tutta colpa dell’amore

Tutta colpa dell’amore (di Annamaria lombardi)

Tutta colpa dell'amore by Diziomondo.netNella collana “Ànemos” per i tipi di Eugraphia è uscita l’ultima fatica letteraria di Anna Maria Lombardi Tutta colpa dell’amore, con la suadente prefazione di Antonio Valentino.

Il titolo dell’opera ci dice di che parla. Non è un trattato sull’amore (sebbene l’autrice sia psicologa e psicoterapeuta), o analisi dei casi terapeutici o ars amatoria (che in Ovidio è gioco, ludus). Sono vissuti poetici che non vogliono dettare alcuna legge, in quanto poesia, sebbene d’amore, di eros nel senso vero e forte del termine.

È soprattutto una poesia scritta e partorita da una donna, e lo tengo a rimarcare, in quanto il mondo femminile è diverso da quello maschile: sono mondi che hanno un habitus mentale differente. La donna è terra da arare e da seminare, è grembo e come tale sconosciuto all’uomo, se non per l’idealizzazione della figura materna, ed estasi dove si perde per un attimo l’identità per essere uno (il τό έν di Plotino, per il quale è concetto solo intellettuale, senza corporeità, il che scandalizzò giustamente il grande Schopenhauer).

Il grembo materno è tornare alla felicità originaria. L’amore che sfugge ad ogni definizione ed etichetta, definizione, è possibile dar lui una spiegazione: è forza, vis – se volete cosmica – che lega il sé dell’individuo al sé universale. Per Empedocle, fascinoso e misterioso presofista, Amore è contrapposto ad Odio, ed è per tale motivo che si genera la guerra. E il conflitto ci fu veramente (senza citare i miti tra cui i pelasgici ed orfici), tra società matriarcale e patriarcale. Athena nasce dalla testa di Zeus, però armata in una società maschilista, e basterebbe leggersi la teogonia e i miti greci che tanto ci dicono e non sono semplici leggende.

Tornando in medias res, mi ha colpito la verità dei versi in questa silloge (vedi p.12) dedicati al suo primo amore, suo padre. L’Autrice non dice solamente che “divenne / il primo amore”, bensì ed esplicitamente” il mio primo amore”. Il primo grande amore è suo padre e rimanda al complesso “gioco delle figure genitoriali” sia per la femmina che per il maschio le quali ovviamente sono differenti. E non è morto suo padre – come egli è nella realtà ma la protegge ancora col suo “stellare e ceruleo sguardo”.

Un journal intime, un diario di bordo quello che Anna Maria Lombardi qui traccia: dalla tenera nostalgia al ricordo che ancora cova, al “quando si è amato / con anima e cuore / nulla si dimentica più. Delinea le linee del cuore che riportano sempre al “sacro luogo interno”.

Se è pur vero che l’amato è sempre visto (all’inizio almeno) come percezione (esse est percipi) in cui vogliamo vedere rilucere i lati positivi e fascinosi, riponendo in essi le nostre passioni e i nostri desideri, i nostri progetti; è altrettanto vero che oltre a “percezione” usando la celebre espressione di Berkeley, si trasforma in appercezione che ogni essere vivente non solo avverte ma necessita. Se ne ha cura proprio per dare luce e coltivare il seme affinché si rafforzi. Nulla è statico, neanche la personalità – qui lo dimostra l’autrice -, nulla è fisso e immutabile. È invece tutto in fieri, in divenire continuo. È mutare forma continuamente.

Ciò che ritengo valido in tale libro poetico è proprio quel dir-si, raccontar-si sinceramente, evocando in chi legge nuove e profonde suggestioni che l’amore sa dare ancora se è stato o è tuttora vissuto: quella fertilità che sa far fruttificare tale dono, tale “accadere”.

Recensione a cura del Prof. Enrico Marco Cipollini